‘Homo homini virus’ with Ilaria Palomba, 2015

Manuela Maroli

Sette piercing nei quali ho agganciato 14 metri di nastro di raso rosso per la performance “Homo homini virus”

Manuela Maroli, “Homo homini virus”, Live performance, 2015 

Quando l’arte è strumentalizzata dai media, cadiamo in un mondo infernale in cui non esistono amici e in cui ognuno diviene virus per l’altro. Il ritratto esasperato di un contesto sociale che rovina. L’anelito a un affrancamento emozionale e sensuale da tabù e infrastrutture educative strette come un vestito dell’infanzia. Una storia di passioni ossessive, cinici tradimenti, taglienti affondi ed elettiva complicità.

La performance si svolge su tre livelli: un video proiettato alle spalle.
Manuela si muove in scena incarnando Iris, protagonista di Homo homini virus. Indossa un mantello e una “veste” creata con 14 metri di nastro di raso rosso, agganciati ai sette piecings sul pettorale della performer, eseguiti primi della performance da Manuela stessa.

Alcuni brani musicali citati nel libro come colonna sonora, si alternano alla voce registrata di Ilaria che legge stralci della protagonista Iris. In scena Ilaria riprende quegli stralci lavorando sulla segmentazione e reinterpretazione della parola. Manuela è il corpo, Ilaria la voce di Iris.

Il concetto è l’esclusione, la diversità, l’isolamento.Tutto ciò che avviene è frutto di improvvisazione totale, dove corpo e voce s’incontrano in una ricerca dionisiaca di riconoscimento e perdizione. L’incontro di due vite al margine, il ritrovarsi l’una nella sofferenza dell’altra, trasforma il dolore in estasi catartica, in forza emozionale dal basso, come forma di comprensione del sé attraverso l’altro e nell’altro, compenetrazione di vissuti. Solo nell’empatia è possibile superare la lotta individualistica che ci rende l’uno il virus dell’altro.

+++

Ilaria Palomba collabora con Scuola Omero e lavora nell’ambito della riabilitazione psichiatrica mediante arte e letteratura nel Centro Diurno Monteverde. Ha pubblicato i romanzi: Fatti male (Gaffi), tradotto in tedesco per Aufbau-verlag, Homo homini virus (Meridiano Zero), vincitore del Premio Carver e terzo al Premio Nabokov, Una volta l’estate (Meridiano Zero), scritto a quattro mani con Luigi Annibaldi, vincitore del Premio L’Aringo Essere Donna Oggi. Il saggio Io sono un’opera d’arte, viaggio nel mondo della performance art (Dal Sud). Alcuni suoi racconti sono tradotti in francese e inglese. Ha curato l’antologia di racconti e disegni Streghe Postmoderne (AlterEgo). È tra gli autori dell’antologia Il mestiere più antico del mondo? (Elliot) e dell’antologia Sorridi, siamo a Roma (Ponte Sisto).

www.ilariapalomba.it

Manuela Maroli è un’artista interdisciplinare, attiva nel campo della body art dal 1999. Con il suo lavoro esplora linguaggi poetici e visivi attraverso il corpo, suo principale mezzo di ricerca espressiva; lavora nel campo della performance art, della poesia d’azione e della body art estrema. Nel 2014 ha fondato il collettivo artistico Svergin_Arte, volto a creare nuove realtà di aggregazione / espressione artistica e nuovi orizzonti artistici / poetici. Dal 2015 è membro co-fondatore del collettivo artistico internazionale The Other Society. Ha partecipato alla Biennale Shingle22J, a cura di Ugo Magnanti e alla Biennale BIBART, a cura di Miguel Gomez. Ha collaborato con numerosi artisti, in particolare con Ilaria Palomba, Rahman Hak – Hagir, Juan Carlos Villalba, Miguel Gomez e altri. È la fondatrice della piattaforma internazionale “I support performance art” e di “Spazio Performance”. 

+++

Fotografia di Ariase Barretta
5 maggio, Bologna, Cassero LGBTI center.
Presentazione del romanzo “Homo homini virus” (Meridiano Zero) di Ilaria Palomba.

Il rituale è stato officiato. Nessuna catarsi per gli inadempienti.  – Ariase Barretta